Il Giro d'Italia Women 2026 si è concluso e per la nostra atleta anagnina Eleonora La Bella è tempo di tracciare un bilancio. Una corsa vissuta con il coraggio di chi sa cosa significa lottare, impreziosita dalla conquista della maglia di leader della classifica dei Gran Premi della Montagna nella seconda tappa. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lei per farci raccontare le emozioni di questo debutto nella massima competizione nazionale.
Eleonora, hai rotto il ghiaccio con il tuo primo Giro d'Italia: che effetto fa aver partecipato a una gara così importante? «Ne esco incredula e meravigliata. Il Giro è quel palcoscenico che tutte le cicliste e i ciclisti sognano fin da piccoli; esserci riuscita è stata una ricompensa per tutti i sacrifici che sto facendo. Specialmente dopo l'anno scorso, in cui sono stata ferma per tre mesi a seguito dell'infortunio al gomito. Questo Giro mi ha dato tanto: ha fatto maturare di nuovo in me la voglia di prendermi tutto con i denti e con la grinta che ricercavo da un po'. Non ho più paura di soffrire, ho solo voglia di fare ciò che amo di più: correre. Dispiace solo per il ritiro alla penultima tappa, ma ero totalmente svuotata a causa di un mal di stomaco».
Nella seconda tappa hai conquistato la maglia di leader dei GPM. Ci racconti la fiammata sul Muro di Cà del Poggio e l'emozione del podio? «La mattina della seconda tappa mi son detta davanti allo specchio: "Oggi 'Labe' corri come piace a te: col vento in faccia e davanti". Volevo scollinare su Cà del Poggio per prima e così è stato. Avevo i brividi a salire lassù con tutto quel tifo e sapendo che a casa c'erano mamma, papà, Lorenzo e i miei nonni a guardarmi tutti insieme alla TV. La prima cosa che ho pensato è stata: "Questa è tutta per voi, vi voglio bene"».
L'anno scorso l'infortunio, quest'anno la maglia dei GPM. Una coincidenza di date incredibile... «Tantissimo. Ricordo che un anno fa ero sul letto dell'ospedale a pregare il dottore di operarmi il prima possibile per tornare in gruppo e partecipare al mio primo Giro, ma non andò così. Il 31 maggio dello scorso anno affrontavo la mia seconda operazione; il 31 maggio di quest'anno ho indossato la maglia dei GPM. Chiamalo destino».
Cosa ti porti a casa dal confronto diretto con le "big" del ciclismo mondiale? «La consapevolezza che c'è ancora tanto da lavorare per arrivare ai loro livelli, ma è esattamente ciò che sogno di fare. Voglio costruire tutto passo dopo passo, come dice il detto: "Roma non è stata costruita in un giorno". In più, porto con me la fortuna di aver conosciuto meglio le avversarie più esperte, le "big", che mi hanno saputo supportare e dare ottimi consigli».
A chi va la dedica più speciale per questo traguardo? «A mamma, papà e Lorenzo. Loro mi hanno vista nella mia peggior condizione di sempre e mi hanno saputo amare anche lì. È per loro questo mio primo Giro d'Italia. Poi vorrei ringraziare i miei direttori sportivi Paolo e Matteo, e il presidente Stefano per avermi dato la fiducia di cui avevo bisogno. Non dimentico Alfio, Andrea e Sebastiano che mi seguono fin da quando sono bambina, così come il mio nutrizionista Massimo».
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi in calendario? «Continuare a lavorare e fare ancora meglio per i primi impegni. Mi aspetta un periodo importante tra fine giugno e inizio luglio: voglio farmi sentire».
A Eleonora vanno i complimenti più sinceri da parte di tutto il Comitato Provinciale della Federciclismo Frosinone. Un'atleta esemplare che, con umiltà, resilienza e determinazione, continua a onorare il nostro territorio e a essere un punto di riferimento per tutto il movimento femminile.